Il filosofo che più mi stupisce e colpisce è Agostino d'Ippona.
Sono molto attratto dalla sua opera-capolavoro costituita dalle Confessioni. Per questo vorrei stendere alcune righe su questo tema, anche se meriterebbe certamento molto più tempo per essere affrontato con più profondità.
Sant'Agostino tornò in Africa dall'Italia sul finire del 388 d.C.
Ne era partito con la speranza di successi mondani, vi rientrava seriamente cristiano dopo eventi drammatici.
Nove anni più tardi, dagli ultimi mesi del 397 , alla fine del Quattrocento, fra i 43 e i 46 anni di età, ormai occupato nella stesura di opere impegnative, pensò di redigere il racconto di quei primi anni della sua esistenza così sorprendenti agli occhi del teologo e ricchi di sviluppi psicologici: non a rivelare certe virtù, bensì piuttosto a descrivere i processi con cui Dio conduce un'anima alla verità.
Circostanze concrete e propositi edificanti coincisero certo con un'esigenza più vitale ed intima, non solo nel senso che le Confessioni scaturirono da una meditazione non sporadica di Agostino sul mistero della vita e dell'uomo, dalla rievocazione pungente del proprio passato... ma pure in quello ancora più profondo che ne sono una manifestazione essenziale, la dimensione della sua partecipazione all'umano.
Per quest'opera - le Confessioni - Agostino si eleva dalla schiera dei più dei filosofi, e il suo genio diventa davvero universale (cfr. Carlo Carena nel suo commento alle Confessioni).
martedì 19 febbraio 2008
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